mercoledì, 30 aprile 2008

berluscotto

cavour

"per me il Cavaliere è come Cavour"

-Renato Schifani-

Pres del Senato della Repubblica Italiana

sibelbride
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martedì, 22 aprile 2008

Aringarosa pensò:

"Noi temiamo ciò che non capiamo".

errato

"gli stupidi temono ciò che non capiscono"

sottotitolo per gli stupidi:

stupidbrain

"prerogativa dell'ottuso è il sospetto

perché

spesso abituato ad agire in malafede 

ed a non (sforzarsi di) capire-non avendo gli strumenti-

traendo maliziose conclusioni"

ArivaiColPippottoSibel

sibelbride
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mercoledì, 16 aprile 2008

Linux9e23maggio08
sibelbride
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lunedì, 14 aprile 2008

 jelena radiorock

ROCKPOLITICK (*)

(io sono stupida. Io sono stupida. Io sono stupida...ma flessibile)

(*)quelle in foto non sono io

Come in quasi tutti i fenomeni dell'esistenza, che mentre vengono vissuti non danno mai l'opportunità di venir compresi fino in fondo nelle loro dinamiche - favorendo così il profittare di coloro i quali orchestrano la partita- anche gli effetti delle azioni politiche più o meno scellerate di questo ultimo quindicennio, non vennero comprese dai più, ma solo da pochi lungimiranti.

 Io stessa, che in molte occasioni mi vanto della mia, di lungimiranza, interpretata al momento da chi mi sta vicino come oracolo menagramo di  Kassandra ;) "verace sempre creduta mai" - cit: Berlusconi nel discorso d'esposizione del programma politico.. - fino all'adempimento dei fatti, accolto all'unanimità con incredulo scettico stupore, manco fossi Cristo in croce che guarda su e dice "tutto è compiuto"...) qualche anno fa, dunque, abboccai solennemente in due truffe di proporzioni enormi.

 Una di queste fu il credere, come molti della mia generazione e altri boccaloni più attempati, all'introduzione del nuovo termine, parecchio trendy, di "flessibilità",

L'altra, figlia della stessa matrice - la truffa - ha cavalcato l'onda -concedetemi il momento umoristico, se c'era ancora qualcosa da cavalcare, e ce n'era AHAHAHA ;)- sfruttando l'instaurarsi di questa particolare tendenza per strumentalizzarla a scopi precisi ed articolarla ancor più subdolamente, se è possibile, e si chiama "Radio Rock".

Con l'arrivo, nei tardi anni novanta, dei cosiddetti contratti a progetto inaugurati con enfasi dal grazioso acronimo di "co.co.co.", tramontava dunque l'idea del cosiddetto posto fisso, quello che nelle più rosee previsioni di molti era sinonimo di emancipazione personale, conquista di qualcosa meritato a suon di sacrifici e finalmente possibilità, quindi, di poter decidere almeno un minimo della propria vita in autonomia. Ci indorarono la pillola convincendoci che l'essere flessibili equivaleva a dirsi moderni, di una giovinezza proiettata in un futuro efficiente e al passo con tutti gli altri paesi à la page.

Per considerarsi vincenti dunque bisognava staccarsi dalla rassicurante tradizione di mamma e papà e tuffarsi a mare grosso in un rutilante via vai di lavori a termine, tenere il ritmo, avere il fisico, barcamenandosi di tre mesi in tre mesi tra un'azienda e l'altra "specializzandosi" (?) per poi improvvisamente incassare il colpo del licenziamento in tronco o lo "scadere del contratto" e relativo shock di ritrovato stato di disoccupato nemmeno in cassaintegrazione con un sorriso da bambola robot rock'n'roll robot-robot-robot.

Non avendo ancora però familiarizzato con questa diabolica ruota del criceto ad esito ghigliottina, ogni volta che finiva era come fosse la prima, e si correva disperati a piangere- momento immortalato in quello straordinario film di Virzì "Tutta la vita davanti" ispiratosi al romanzo "Il mondo deve sapere" -al bar di sotto, lo stesso dove eravamo soliti farvi pausa e dove 6 mesi o un anno dopo non saremmo entrati mai più -scene di cui personalmente fui mera testimone; i bar di Roma continuano ad essere sempre tutti, anche i più famigerati per luogo ed eventi, ;)teatro di gioviali punte per cappuccio e cornetto come da romanità, n.d,r.-

Tutto ciò succedeva tra i commiserevoli commenti di colleghi sfinge che nonostante si fossero sperticati in pratiche diverse, sessuali e non, sarebbero stati toccati dalla medesima sorte di lì a poco. Tra l'altro, nonostante non lo ammettessero neanche sotto tortura, di mese in mese arricchivano fieri e paghi della loro idiozia di una nuova tacca il carnet dell'asservimento.

Chi trovava ostico questo flettersi tanto cool, doveva ricercarne le cause in una sua personale quanto ovvia incapacità e carenza di doti, (sic) certamente  sotto il profilo caratteriale, psicologico, lavorativo; Insomma, non in linea con le esigenze dell'azienda e quindi privo dell'"odore del gruppo".

Questa inusitata sorprendente miscela di doti che rendeva immediato il rimpiazzo del licenziato in tronco col fresco di arrivo  permetteva così di evitare di pagare il dovuto ai dipendenti. Di volta in volta con la sottesa motivazione di una  chiara vastissima quanto insondabile (?) superiorità intellettuale e indubbiecapacità lavorative .

 Almeno fino al prossimo cambio, certo,dove le cose si ripetono identiche, altro giro altra corsa, fuori i vecchi, dentro i nuovi da sfruttare e poi cacciare. 

I sensi di colpa scandivano all' "Hillberry Investments", per esempio, come a "Radio Rock" 106.600 mhz ogni giornata, tra il sospetto generale ogniqualvolta inspegabilmente il contratto- se c'era, perché non è affatto scontato che ci sia un regolare contratto- non veniva rinnovato, almeno finché la nemesi non si abbatteva regolarmente sul prescelto scaduto di turno.

 La pratica più consueta all' "Hillberry Investments" era "addirittura" non aspettare nemmeno il termine del contratto, per chiamare a casa un dipendente e informarlo con tono cospiratorio, sbrigativo e infastidito - lo stesso di "Fabio Giannotti" di "Radio Rock" o di una Antonella, licenziata a sua volta dopo mesi di totale abnegazione nei confronti dell'Hillberry - di "riorganizzarsi la vita".

Per quanto riguarda poi il "Fabio Giannotti", il qui presente discorso merita un'appendice  più accurata.

L'apparente innocuo vecchietto cela in realtà  infatti, dietro a modi affabili e garbo radiofonico di stacchetti gentili e battute prodighe di melliflue smancerie, un'indole subdolamente torbida, fatta di alleanze momentanee quanto false alle spalle dei suoi stessi colleghi, (vedi nei confronti di "Jelena Milic" ), con allusioni ad abitudini, usi e costumi personali, sia che riguardassero igiene personale, attitudini sessuali, intenzioni di siluramenti prossimi. Ogni volta che qualcuno lasciava (e lascia...) la poltrona finiva nella "lista nera" degli intoccabili, i ghettizzati pazzi e malati di mente (aggettivo particolarmente in voga tra i personaggi del posto prenestino).

Ricordo racconti dettagliati su ex lavoratori, uno su tutti, ad esempio tale "Aldo Semenuk", ex silurato descrittomi da "Fabio Giannotti" come "un folle che si divertiva a sfogarsi nottetempo con mantello", spada e qualche altro simpatico gadget, "completamente pazzo, poveretto" (non conosco questo signore, ma ora che ho esperienza e pratica ahimé della metodica mi scuso per aver sospettato della sua integrità mentale, ignara del fatto che un giorno anche io sarei stata descritta in modo medesimo ai nuovi venuti, per fare  si che non fossi avvicinata e raccontassi la verità ;)), ragazzotte vittime della rete tentacolare di avances di qualcuno dei barzotti abbottati conduttori; confidenze sui suoi stessi quantomai scarcinati collaboratori, moniti a non avvicinare "Jelena Milic" perché "sporcacciona, alcoolizzata e psicolabile", -cit- la quale, da parte sua, mi metteva in guardia dal frequentare "Prince Faster", "perché uno stronzo" (cit.) facendomi l'elenco di chi costui avesse concupito, senza neanche eventualmente lasciarmi il gusto di rendermene edotta io stessa. ( ;) )

Giannotti costituiva dunque il lacché, mediatore che stemperava con doti di succitata melliflua falsità, il carattere tutto sanguignamente borgataro nella peggiore delle accezioni, torvo e truffaldino di Paolo Mazzullo.

Un bell'ambiente, insomma, quel che si può dire "trasparente, onesto".

Chi approcciava- ed erano tanti- a questo nuovo micidiale tritatutto, si trattasse di questa o quella realtà, qui rappresentate dalle due portate ad esempio, ancora non si rendeva conto di ciò che in realtà celasse. Con la scusa della famigerata "flessibilità" migliaia di persone più o meno qualificate, e con un titolo di studi o una laurea, si videro frustati come muli alle dipendenze di capi tiranni e sfruttatori perché senza cultura, ignoranti e presuntuosi, che ancora ringraziavano qualcuno o non si capacitavano di avercela fatta, salvo poi, in qualche caso, rimanere essi stessi vittime dello stesso ingranaggio che fino a ieri difendevano.

Ingranaggio che in nome della flessibilità rispondeva legalmente alla cosiddetta logica del "turn over", trovata ambigua ma chiara quanto basta per legittimare l'eliminazione seduta stante di organico onde evitare di dover assumerlo definitivamente,  pagando a chi lavorava "anche"! ferie contributi e malattie. Fino ad allora, ovviamente, mai pagate. 

 Quando lo sfruttamento non si celava sotto l'alias di "stage", dunque nemmeno retribuito simbolicamente, secondo la scuola di "Paolo Mazzullo" e di tutti quelli dipendenti da lui (che sotto l'alibi di una "libertà di azione di ciascuno" -mai il termine libertà fu tanto ipocritamente infangato-ostentavano innocente trasparenza fingendo di ignorare la dinamica vigente a 5 millimetri della loro poltrona coprimiseria-) l'allucinate bluff in veste di meccanismo tritapersone prevedeva altresì nel migliore dei casi, energie impiegate al prezzo di pochi euro mensili che non davano alcuna garanzia di autonomia, né presso la banca per accendere un eventuale mutuo e acquistare una casa, o almeno un'auto propria, né con le strutture previdenti,

 Un Nessuno, dunque, ma flessibilissimo, accidenti, pagato a cottimo il minimo nemmeno indispensabile, visto che 400 euro mensili (questo lo stipendio massimo di un precario al call center allora) rimanevano e rimangono una sudata miseria, non raddoppiando allo stesso modo di quanto abbia fatto il costo di generi alimentari, abbigliamento e tutto il resto.

E' nato così uno su tutti il fenomeno del call center, che incarna magnificamente il concetto diabolicamente millantatore di flessibilità, con tutta una sua strategia motivazionale che spinge l'imberbe progenie ligia impiegatuccia figlia di una generazione che aveva addirittura il lusso di metter su famiglia al riparo del posto fisso e ignara della nuova barbarie, che non si capacita del fatto che "questo figlio non s'affiata con nessuno" in termini lavorativi. Figlio, poverello, cresciuto sui libri a suon di bontà e dedizione per poi dare il meglio del suo sangue alla "sua" azienda in cambio di stima personale pagabile in iniezioni collettive di surreale lusinghiero brain washing sottoforma di ricatto e terrorismo psicologico per fertili menti senza malizia. Al culmine di questa nobilizzazzione di truffaldina feccia, da parte di ausiliarie della pubblica igiene mancate che vanno a letto coi capi, o squalidi lacché in veste di inoffensivi vecchietti, solitamente interveniva la variabile dipendente non ancora prevedibile in quei tempi non sospetti, del licenziamento in tronco.

 Ovviamente i motivi non venivano espressi. Perché nella maggioranza dei casi non sussistevano, o comunque non potevano, nella loro natura di sfruttamento, essere rivelati, confidando nella mansuetudine di un mucchio di gente volenterosa quanto impaurita. Azioni che  trovavano ragione fin da principio nei piani dell'organizzazione tritapersone il più delle volte coincidente con la persona del borgataro capo o capa suprema. Il capo -o la capa- non ha quasi mai un cognome, ma solo un nome. Egli o Ella, che sia Paolo, o Anna, o Luciana, è sempre una sorta di Entità, dissimulata tra una coorte di servi satellite prostrati al servizio, ognuno con una carica gerarchica e stranamente portatori di curiose tare schizoidi che li accomunano. Queste ultime sempre giustificate al pubblico novizio e non, col tentativo di dissimulazione facendole passare come originali vezzi propri di un personaggio artistoide e carismatico, si tratti pure d'alcolismo, pazzia, sindrome d'onnipotenza, doppia personalità, etc.

  Divise da dominatrix e piglio sicuro nascondono- a volte neanche tanto bene- attitudini rivali e inclini all'invidia e al sospetto, bassa estrazione con conseguente voglia di riscatto sociale e un'adorazione (sessualmente) illimitata per il grande capo; segretarie terrorizzate che sfogano le frustrazioni urlando volgarità e improperi ai sottoposti, salvo poi sfogarsi in pausa caffé che la capa è una povera vessata dalla vita che ha la fortuna di giocare a fare l'imprenditrice con gente che non si ribella. Le confidenti quasi sempre sono universitarie fallite, o prossime alla laurea a 38 anni, con la media del 17 e due figure ed il sogno non recondito di mollare e fare la sartina per coronare il sogno d'amore col capo reparto dell'ufficio ricambi tramite relazione nata al telefono - ma quello a microfono, bada - o col dottore consulente Pfaizer del call center per la promozione del Viagra col quale tradisce l'amore suo che tentenna al grande passo. I nomi generalmente sono Sara Incurvati, Debborah Cianca, Consuelo Cianciaruso e sono tutte convinte di essere importantissime figure all'interno dell'Azienda. La quale, da parte sua, avendo trovato gente di semplici ambizioni che si mimetizza non aspirando ad altro e non recando problemi le galvanizza con salti di qualità del tipo "effettuare chiamate outbound".

 Se invece il capo è maschio,  non solo del call center, solitamente è ossessionato dai rapporti a tre.

Per i satelliti, tutto ciò,  è a sua volta diretto a godere delle briciole di pseudopotere e favoritismo che hanno la funzione di colmare il carattere intimamente scarso della loro strisciante personalità. I satelliti sarebbero disposti a negare l'esistenza del sole, se il capo glielo chiedesse, a difendere un assassino, pur di conservare il loro angolo di consolante panacea per l'autostima, visto che all'idea di esser fuori di quell'oasi della follia già piangono per il realistico presagio di dover guardare ogni giorno in faccia la (loro) prosaica realtà.

 Se fuori sbandierano aragosta e vermentino di sardegna, a casa sorbiscono stelline in brodo di dado, panni da lavare, corna e prime visioni tv. L'aura che dissimula inverosimilmente come polvere sotto il tappeto enormi quantità di bruttezze varie è oppio dei popoli e complice di inzuccherare vizi, sofferenze, vite fallite, solitudini, aspirazioni di gente comune, troppo spesso banale, come in un manifesto di propaganda elettorale, di gente che mitizza se stessa per sopire rimpianti di ricchezza, amore, cultura, bellezza, etc, convincendosi che il proprio lavoro gli conferisca un pò di autorità sulla gente, tenuta a seguire i loro ordini, desideri, consigli, regole, "way of life" non importa se a modello prenestino o trasteverino. Per sentirsi arrivati e disperatamente parte a loro volta  di un qualcosa come in un vorticoso pattern ossessivo.

 Molti mestieri tra l'altro hanno questa caratteristica. E guarda caso più sono attività conquistate senza l'impegno dello studio e l'acquisizione di quella cosa che insegna l'umiltà e si chiama cultura, più l'esigenza di autoconferirsi un'autorità cresce. Qualunque essa sia. Più sussiste l'insoddisfazione per una vita che abbisogna dell'approvazione, la lusinga degli altri, più la voglia di imporre ai deboli sempliciotti la propria leadership, che sia politica, lavorativa o altro aumenta.  Il"supervisor" del call center, con la sua arena allucinatoria ne è un emblematico esempio. Berlusconi, venuto dalle navi turistiche come animatore e trascinatore di gente e ora di folle prive di basi storicopolitiche un altro, I capi ignoranti e i suoi  ligi patetici valvassori piscialletto un altro ancora.

Ma se oramai i presagi del presente, con l'esperienza avuta dovrebbero essere ascoltati e colti per tempo, mentre invece vengono volontariamente ignorati a favore della ripetizione dell'errore, penso che l'effetto devastante sia meritato. Chi ripete lo sbaglio perché codardo e figlio della dissennatezza- "il comunismo, tutti poveri" cit.- non fa che cooperare al bene di una lobby di persone. E allora non c'è scusante per l'autorizzazione di un intero popolo alla persistenza di determinate realtà e personalità di lupi travestiti da agnelli che dietro al sorriso tranquillizzante nascondono un'indole farabutta.

sibelbride
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mercoledì, 09 aprile 2008

menspreferblondes

divento intelligente quando serve. Ma il più delle volte questo agli uomini non piace...

sibelbride
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venerdì, 04 aprile 2008

er presciutto è più bono da sergio ma nun te fa lo scontrino

raccordoanulare

ai fini di far morire in me l'avversione per: il verde peloso e trasandato di Roma;

la sua erba parietaria che cresce tra i ruderi marroni e vetusti e i lavori in corso della metro di piazza venezia;

i pini tanto cari a Venditti;

OPEL ASTRA sulla Cristoforo Colombo;

il barista che quando gli chiedi coca ghiaccio e limone ti dice: il limone sì, er ghiaccio ancora no, eh. mica è estate.; brutti morti di fame pezzenti romani.

la faccia di alemanno sindaco tappezzata su tutti i muri, con un'alta concentrazione a Bufalotta; (question: ma Bufalotta è fascista? eppure se vai a chiedere la dose te la danno..vabbé, questo che significa, che i fascisti non si drogano? Bride. Non cadere in simili siocchi luoghi comuni. E comunque la Santanché e le sue scarpe di rettile tacco 12 abitano in centro. Non a Bufalotta. La vedo sempre, davanti al bar Giolitti che firma autografi con l'impronta dei suoi labbroni turgidi. Pare che giorni fa in una "spontanea" visita al campo rom si sia impantanata nel fango col plateau.. Daniela. Ma cosa mi combini)

il terrorismo psicologico dell' "ora perché dobbiamo andare a votare, poi perché votiamo, dopo perché abbiamo votato;

la pignoleria congenita che questo Paese non fa che accrescere in me, fomentando il mio stato astioso che pone in essere il mio non affiatarmi con nessuno!!!

i call center;

lo psiconano;

le cz di scritte sui muri di quelli che si fanno chamare "writers" e invece dovrebbero solo andà in galera; ma che ti credi di essere, a fare i graffiti nel New Jersey? Ahò. Stai a Tiburtina. E sei un imbecille imbrattamuri.

le attese

il traffico sulGranderaccordoanulareche senasceunabambinapoi

lachiameremoROOOMa.

le impiegate delle poste bionde, ciccione, sgarbate

i sindacati

il precariato

Pizza

nuntereggae più

Spinettà

i cinesi che guardano la tv con le bufale che ruminano monnezza

la mozzarellà ripudiata dai francesi

il pil in recessione

brutti morti di fame zozzi, sempre voi!!! Basta!!! Ancora De Mita? Ma quanti anni ha? Ma è morto?

dicevo: ai fini di soffocare in me l'abulia verso la mia Terra:

                   che farà vincere lo psiconano perché ha il merito di far leva su una massa di gente senza coscienza politica, che sopporta le sue campagne a colpi di insulti, che ha un Sud in cui per andare da Catania a Caltanissetta in treno ci vogliono le stesse ore che si impiegano per andare in California, dove chiudono gli ospedali per carenza igienica, decessi e mazzette, dove si crepa ammazzati per la legge del taglione in mezzo alla strada, dove non ci sono università e tutti vengono a Roma con le loro vocali aperte e il salamazzo piccante, le donne pronte a darla via come il pane focoso, dove le borgate saranno sempre borgate traboccanti ignoranza profonda e i quartieri ricchi sempre più stupidi e ricchi, dove gli immigrati continuano ad arrivare perché è giusto rispettare le differenze e poi lavano i vetri al semaforo, ancora, dove vige nascosto ma anche palese il maschilismo più sfrontato e il mobbing ma nessuno lo dice e tutte piangono ma non si dice, dove tutte si sposano per non far parlare "la gente" e per bisogno di affetto allo stato duro,

cito

William Borroghs: "CHI FINISCE DI CRESCERE COMINCIA A MORIRE"

-la scimmia sulla schiena-

 e un plauso a Paolo Virzì che nel suo ultimo film "tutta la vita davanti" ha fotografato magistralmente uno stato dai contorni fino a pochi anni fa ancora poco definiti, che faceva sì che chi vi cadesse vittima finiva per dare la colpa a se stesso, senza rendersi conto che si trattava del gioco ben rodato da pirati da galera che ben conoscevano i loro scopi nelle aziendeciucciaenergie delle quali erano i capi (...  "Hillberry Investments" )

al prossimo post ....

sibelbride
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giovedì, 03 aprile 2008

Ed ora un simpatico giuoco di società.

Il seguente post è redatto in alfabeto Farfallino, è tratto da un'antica stele ritrovata su Ur Ano, ho tentato di decodificarla tutta la notte invano, alla fine ho letto la traduzione sul numero di "ErTubboDerGasse" di 2 anni fa. Voglio mettervi alla prova, diletti Spòsi raminghi, il primo che riuscirà avrà fortuna, felicità & giuoia e non morirà sicuramente di calvizie e cirrosi epatica. 

The list of the coss da fà befor di morir despues this giuliv indovinel.

Giur.

Ceferafa ufunafa vofoltafa ufunufu trifippofonefe difi nofomefe Pafaofolofo Mafazzufullofo. Efeglifi scoforefeggifiafavafa tufuttofo ifil gifiofornofo. Afaprifivafa lafa bofoccafa efe scoforefeggiafavafa. Ufun befellifissifimofo gifiofornofo cifi ufunafa gifigafantefescafa cafatafastrofoefe, befevvefe sifinofo afa scofoppifiafarefe, profoprifiofo mefentrefe trofombafavafa cofon ufunafa defellefesufuefe bofottafanafazzefe. L'afarifiafa sifi rifiefempifi difi pufuzzafa difi bfugifiefe, rufuttifi, befestefemmifiefe, efe pufurefe ifi sufuofoifi afassefervifitifi moforifirofonofo sofoffofocafatifi. Ifimprofovvifisafamefentefe sifi refespifirofo ufun profomufu difi rofosefe efe ofonefestafà. Tufuttifi eferafanofo fefelificifi. Efe vifisseferofo fefelificifi &fe cofontefentifi.

Fifinefe.

Lafa Spofosafa.

sibelbride
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